Quando i figli ti ricordano che hai un cuore

Crescendo si tende a nascondere le proprie emozioni, forse per non apparire debole, forse perché la sensibilità è scambiata per mancanza di spina dorsale o forse perché crearsi una bella corazza dura da scalfire è l’unico modo per sopravvivere giorno per giorno ai tristi ricordi che fanno male al cuore.

Poi un giorno, quando meno te lo aspetti ti ritrovi cresciuta, adulta, con una famiglia da accudire, con un marito da amare, con dei figli di cui ti vuoi/devi prendere cura quando un secondo prima invece, eri all’Irish Pub con gli amici, seduta a terra e pensavi che non ti saresti mai sposata, che avresti vissuto da figlia del mondo senza una dimora fissa, che avresti fatto l’artista nutrendoti del mondo.

Ed è proprio in quel momento in cui sei seduta sulla poltrona con in grembo il Mac, in una torrida giornata di inizio luglio con una delle due gemelle sul divano appena sveglia dopo il pisolo pomeridiano stropicciata come un lenzuolino e con gli occhi ancora mezzi chiusi che ti ricordi che a volte piangere fa bene.

Agata era li, che ciondolava tra il sonno e il “no sono sveglia devo stare sveglia ora faccio il bagno” che dal nulla se ne esce con gli occhi colmi di lacrime, con un “Mamma, a me manca tanto nonna Vina, ma mi dispiace ancora di più non aver conosciuto nonna Frida” e di colpo scoppia in lacrime, un pianto di quelli che non respiri, disperato, nato da cosa ancora non l’ho ben capito.

nonna
ohana

In un secondo ho passato in rassegna tutte le reazioni possibili del mondo che potevo avere: “amore, lo so fa tanto male la mancanza, fa male l’assenza, ma è una cosa naturale tutti prima o poi non ci saremo più, è così che funziona la vita, ora non ci pensare vuoi un gelato?” oppure “amore, sono in cielo che ci guardano e ci guidano, ma non pensiamoci su,  ci mettiamo lo smalto?” oppure ancora “sono cose che capitano tesoro mio, pensiamo alle persone che sono in vita ed impariamo a volergli bene, facciamo il bagno in piscina?”

Queste sono tutte cose che in 2 secondi ho valutato, ma poi mi sono detta, ma per quale motivo devo mantenere questa facciata dura, asettica, priva di empatia? Voglio veramente che loro crescano pensando che chi piange è un frignone? Voglio veramente che credano che le lacrime servano solo quando vuoi ottenere qualcosa o perché al contrario, non hai ottenuto una cosa?

ohana significa famiglia, famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato
ohana significa famiglia, famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato

Torniamo ai bei vecchi pianti liberatori, che servono ad alleggerire il cuore e a placare quella sensazione di assenza che inevitabilmente lasciano le persone che non ci sono più e fu così, in un caldo, afoso torrido sabato di Luglio, io e Agata abbiamo pianto, tanto, fino ad avere gli occhi arrossati.

Ho riposto il computer, l’ho fatta sedere sulle mie ginocchia ed appena l’ho abbracciata siamo scoppiate in lacrime, lei piangeva perché sentiva la mancanza, io piangevo perché ho capito che i sentimenti non vanno mascherati, vanno vissuti fino in fondo e non si deve aver paura di farsi vedere fragili dai figli nelle situazioni in cui invece l’empatia è necessaria.

Le ho detto che anche a me dispiaceva che la nonna bis non ci fosse più e che anche a me rendeva molto triste il fatto che lei non avesse mai conosciuto mia madre, non servivano tante parole, bastava il momento, bastavano i cuori che battevano a farci capire che in quell’attimo io c’ero per lei e lei poteva fidarsi di me.

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